31 giorni con TE: vivere dicembre in modo più autentico

Un dicembre diverso, per chi ha bisogno di silenzio

Dicembre viene spesso raccontato come il mese delle luci, delle tavole apparecchiate, dei sorrisi pieni e dei buoni propositi.
Ma non per tutti è così.

Se sei una persona altamente sensibile, o stai attraversando un periodo difficile, può darsi che questo mese ti faccia sentire più stanco/a che entusiasta. Mentre fuori tutto accelera, dentro di te nasce il desiderio opposto: rallentare.

È il mese della rincorsa:
la rincorsa ai regali,
la rincorsa alle migliori occasioni,
la rincorsa ai doveri e alle aspettative,
la rincorsa a mostrarsi “a posto” agli occhi degli altri.

Eppure, forse, quello che senti davvero è il bisogno di distaccarti dal frastuono, di sottrarti a quel rumore di fondo che ti allontana da te. Di vivere questo periodo dell’anno in modo più interiorizzato: nel silenzio, andando in profondità dentro di te, mentre – convenzionalmente – ci si prepara all’inizio di un nuovo anno, tempo di bilanci, riflessioni, prospettive.

Da qui nasce l’idea di un dicembre vissuto come “31 giorni con TE”: non una corsa verso l’esterno, ma un percorso che ti accompagna a rientrare in te, a fare spazio a ciò che senti, a prepararti a un nuovo inizio su più livelli – emotivo, energetico, spirituale.
Questo articolo nasce proprio da questo desiderio: offrire uno sguardo diverso sul mese di dicembre, ispirato al percorso “31 giorni con TE”.

Uscire dalla rincorsa: quando il tuo dicembre chiede lentezza

Può arrivare un momento in cui ti accorgi che la frenesia collettiva non ti appartiene più.
Ti senti fuori tempo, fuori posto, e magari ti giudichi per questo. In realtà, è spesso proprio lì che nasce una sincerità nuova con te stesso/a.

La vita ti mostra continuamente che non tutto è nelle tue mani. Possiamo organizzare minuziosamente progetti, relazioni, feste, e poi qualcosa cambia all’improvviso. Allo stesso modo, situazioni che sembravano bloccate possono aprirsi in modi che non avevi previsto.

Forse dicembre, per te, può diventare l’occasione per smettere di forzare e imparare ad accogliere un po’ di più:
accogliere la tua fatica,
accogliere il tuo bisogno di silenzio,
accogliere il desiderio di dire “basta” ad alcuni ritmi che non ti nutrono.

Non è rassegnazione, è un gesto di onestà: riconoscere che non puoi continuare a rincorrere tutto e tutti senza perderti. La lentezza, in questo senso, non è un lusso: è cura.

Fidarsi della vita quando non hai il controllo

Uno dei grandi temi di questo periodo è l’illusione del controllo. Ci sforziamo di tenere insieme tutto: famiglia, lavoro, scadenze, aspettative. Ma c’è una parte di noi che sa che non funziona così.

A volte la vita sembra sconvolgere i nostri piani, portarci esattamente dove non volevamo andare. Eppure, guardando indietro, capita di riconoscere che proprio alcune deviazioni hanno reso possibile qualcosa di essenziale per la nostra crescita.

Puoi immaginare dicembre come un allenamento alla fiducia:

  • fiducia che non tutto dipenda dalla tua performance;
  • fiducia che alcune prove arrivino per rafforzare la tua anima;
  • fiducia che il tuo valore non si misuri in quello che produci o in quanti obiettivi raggiungi entro il 31 dicembre.

A volte fidarsi della vita è semplicemente poter dire, dentro di te:
“Faccio la mia parte e lascio che il resto non dipenda solo da me.”

In questo senso, vivere dicembre come “31 giorni con TE” significa anche concederti di non avere tutte le risposte e di stare nel mistero con un po’ più di fiducia.

Attraversare il buio: il dolore come messaggero

L’inverno, con i suoi pomeriggi brevi e le sue sere lunghe, spesso amplifica ciò che è già in movimento dentro: ricordi, mancanze, paure, ferite. Il buio fuori risuona con il buio interiore.

Il dolore non è solo qualcosa da scacciare: è un segnale, un messaggero. Ci avvisa che un equilibrio si è rotto, che qualcosa chiede di essere guardato, compreso, forse trasformato.
Invece di giudicarti perché “dovresti essere felice”, puoi provare a spostare lo sguardo:

  • Che cosa vuole mostrarmi questa sofferenza?
  • Quale parte di me sta chiedendo di essere finalmente ascoltata?

Non c’è bisogno di gesti eroici. A volte un passo concreto è semplicemente fermarti qualche minuto, respirare, appoggiare una mano sul petto e riconoscere: “Sì, sto male. E non mi lascio solo/a in questo.”

La guarigione non è una linea retta. È fatta di avanzate e di soste, di aperture e di richiudersi. Ma ogni volta che rimani, anche solo un istante, in contatto con quello che provi, stai compiendo un movimento verso di te.

Perdono, umiltà, autenticità: togliersi le maschere

Dicembre è anche il tempo delle riunioni, delle foto “tutti insieme”, delle conversazioni di circostanza. Eppure non sempre quello che si vede fuori coincide con il tuo mondo interno.

Il perdono, prima ancora che verso gli altri, è un movimento verso di te.
Può cominciare da una frase semplice, ma potente:
“Mi perdono per tutte le volte in cui non mi sono amato abbastanza, in cui ho affidato la mia felicità alle mani degli altri.”

Perdonarti non significa dimenticare ciò che è accaduto o negare il dolore. Significa smettere di appesantire il tuo cammino con pietre che forse non ti servono più. Ogni rancore, verso te stesso/a o verso qualcuno, ha un costo energetico e affettivo molto alto.

Accanto al perdono, c’è l’umiltà. Non quella che ti fa sentire “meno di”, ma quella che ti ricorda che sei parte di qualcosa di più grande.
L’umiltà autentica non ti chiede di rimpicciolirti, ma di essere vero/a:
di riconoscere i tuoi limiti senza vergogna,
di non dover dimostrare continuamente qualcosa,
di lasciar cadere almeno qualche maschera.

Possiamo riassumerlo così:
“Umiltà è avere il coraggio di essere come sei, senza maschere.”

Ed è proprio da lì che nasce l’autenticità: dal concederti di non essere la versione perfetta di te stesso/a che pensi gli altri si aspettino, ma la persona reale che sei oggi.

Amore, abbraccio, servizio: la bellezza dei legami sinceri

illustrazione di due persone che si abbracciano con calore, simbolo di amore e legami sinceri

I giorni “caldi” di dicembre – quelli delle feste, dei pranzi, delle riunioni – non sono facili per tutti. C’è chi li vive come un abbraccio e chi li vive come una ferita che si fa più visibile.

Eppure, proprio in questo contrasto, può emergere il bisogno di tornare all’essenziale: amore, presenza, piccole azioni di cura.

L’abbraccio è uno dei luoghi più semplici e profondi in cui sperimentare questo.
Quando abbracci davvero, sei nel qui e ora. I pensieri si mettono un attimo da parte, il corpo parla un linguaggio diverso. In quel gesto c’è la possibilità di dire, senza parole: “Ti vedo, ci sono.”

L’amore non è fatto solo di grandi dichiarazioni: vive nei gesti piccoli e silenziosi.
Una telefonata che rimandi da tempo, un messaggio vulnerabile che finalmente invii, un aiuto concreto a chi sta attraversando un periodo difficile, un atto di servizio discreto, fatto senza aspettarti nulla in cambio.

Quello che doni, in qualche modo, torna a te. Non come ricompensa misurabile, ma come qualità di presenza: più ti apri a gesti di cura, più senti di appartenere a qualcosa di vivo.

Integrare l’anno e scegliere consapevolmente il nuovo inizio

La fine dell’anno invita quasi automaticamente ai bilanci. Spesso, però, li facciamo solo in termini di risultati: obiettivi raggiunti, cose “andate bene” o “andate male”.

Puoi scegliere un’altra prospettiva: guardare al tuo anno come a un percorso di coscienza.
Non solo che cosa hai fatto, ma chi sei diventato/a attraverso ciò che hai vissuto.

Puoi porti domande come:

  • In cosa sono cambiato/a quest’anno, anche senza accorgermene subito?
  • Quali esperienze, anche dolorose, hanno aperto in me nuovi spazi di comprensione, di maturità, di amore?
  • Quali parti di me sento pronte a chiudere un ciclo, e quali a iniziarne uno nuovo?

Il nuovo inizio non è scritto solo nei propositi che annoti sul diario il 1° gennaio, ma nell’energia con cui scegli di entrare nel nuovo anno.
La responsabilità energetica significa proprio questo: riconoscere che pensieri, parole e azioni creano un campo, che metti in circolo qualcosa ogni volta che ti muovi nel mondo, e che puoi scegliere – almeno in parte – quale qualità portare.

Puoi pensare a questi giorni come a un piccolo percorso di integrazione: i tuoi “31 giorni con TE”, in cui ti dai il tempo di ascoltare chi sei diventato/a prima di varcare la soglia del nuovo anno.

Prima ancora di chiederti “che cosa voglio fare l’anno prossimo”, puoi chiederti:
“Da quale spazio interiore voglio vivere quello che arriverà?”

Un invito a continuare il cammino: 31 giorni con TE su Instagram e Facebook

Se queste riflessioni risuonano con quello che stai vivendo, sappi che non sei solo/a nel desiderio di vivere dicembre in modo diverso: più lento, più profondo, più fedele a ciò che senti.

Per accompagnarti in questo movimento, nei miei canali Instagram (https://www.instagram.com/pushpa_delfina_counselor?igsh=MWUwOXV6MGE5c2p3Mg%3D%3D&utm_source=qr) e Facebook (https://www.facebook.com/share/1JQofmsBgY/?mibextid=wwXIfr) ho creato un percorso chiamato “31 giorni con TE”:
un filo quotidiano di ispirazioni, frasi, spunti di ascolto e piccole pratiche interiori pensato proprio per questo mese.

È uno spazio delicato, pensato in particolare per persone altamente sensibili o per chi sta attraversando un periodo fragile, e desidera trasformare dicembre da tempo di rincorsa a tempo di ritorno a sé.

Se ti va, puoi lasciarti ispirare da quei contenuti giorno per giorno, scegliendo quelli che parlano di più alla tua storia.
Il resto, come sempre, lo farà il tuo modo unico di stare con ciò che vivi: passo dopo passo, respiro dopo respiro, per tutti i tuoi 31 giorni con TE.

Se senti che questo percorso risuona con te, ti aspetto su Instagram o Facebook per condividere insieme questi 31 giorni con TE, un passo alla volta.

Se invece preferisci ricevere le ispirazioni del percorso direttamente via mail, ti basta lasciare un commento all’articolo con il tuo indirizzo di posta elettronica e ti aggiungerò volentieri alla lista.

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